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Il CRT, Centro di Ricerca per il Teatro, nasce a Milano nel 1974 e si configura in breve tempo come il primo e più importante centro italiano nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale, testimoniando la coscienza di un teatro come possibilità radicale di comunicazione. Una storia attraversata dai protagonisti della ricerca contemporanea internazionale e dalle più significative esperienze del teatro della ricerca italiano. In questo contesto si inscrivono anche le iniziative volte a collegare l’Italia all’Europa e alla scena extraeuropea, con i progetti speciali dedicati alla tradizione teatrale delle grandi culture euroasiatiche: la rassegna sulla cultura giapponese e sulla cultura dell’India. Il CRT dedica da sempre anche grande attenzione al mondo della danza, attraverso rassegne realizzate in collaborazione.
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- produzione: produzione CRT Centro di Ricerca per il Teatro e Teatro Stabile di Napoli in collaborazione con Marina Commedia Società Teatrale

La madre


- data: 24 - 29 febbraio 2012
- luogo: Teatro dell'Arte
- autore: Mimmo Borrelli
- regia: Mimmo Borrelli
- attori: Milvia Marigliano, Mimmo Borrelli, Serena Brindisi, Agostino Chiummariello, Gennaro Di Colandrea, Geremia Longobardo
- scene: Luigi Ferrigno
- costumi: Enzo Pirozzi
- luci: Cesare Accetta
- musiche : Placido Frisone
- adattamento delle musiche alla scena: Antonio Della Ragione
- assistente alla regia: Michele Schiano di Cola
- assistente alla scene: Armando Alvoisi
- durata: 88 minuti


Mimmo Borrelli, pluripremiato autore di ‘Nzularchia e ‘A sciaveca (Premio Riccione, Premio Tondelli, Premio Eti, Premio Gassman)– già prodotti dallo Stabile di Napoli - è questa volta anche regista di una sua opera: una Medea contemporanea ambientata in un antro/utero materno all’interno del quale si dipana un racconto mitico e rituale dalle tinte forti ed emozionanti. “Una cava – spiega Borrelli - un incavo che trasuda e inghiotte i personaggi in una melmosa fanghiglia amniotica fatta di escrescenze, di vegetazione marcia, di letame ammuffito, di un’umanità in decomposizione, messa a fermentare come su di una parete di mosto deforme. Lì è sprofondata la famiglia: nella deformazione astratta di una vagina esposta ad asciugarsi, dalle nefandezze dell’umidiccia memoria che torna e viene sepolta nel sottosuolo del ricordo amaro che infetta in ogni dove, come l’immondizia sepolta nelle campagne inquinate della zona flegrea. Il palco, dunque, si fa luogo della memoria s-confinata, dove si risvegliano i fantasmi, dove attori sacerdoti sono prigionieri, interpreti di anime in pena, vittime di un passato i cui conti non tornano mai, ma che inesorabilmente ritorna.

La ferocia dei contenuti è in questo caso sovrastata dalla lacerante intensità emotiva della messinscena, firmata per l’occasione dall’autore stesso, a riprova dell’inscindibile continuità fra l’apparato verbale e l’incalzare dell’azione.                      [Renato Palazzi]


venerdì ore 21,30 – sabato ore 18 e ore 21 – domenica ore 16 e ore 19 – da lunedì a mercoledì ore 21






Si ringrazia per il sostegno e la collaborazione: