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Il CRT, Centro di Ricerca per il Teatro, nasce a Milano nel 1974 e si configura in breve tempo come il primo e più importante centro italiano nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale, testimoniando la coscienza di un teatro come possibilità radicale di comunicazione. Una storia attraversata dai protagonisti della ricerca contemporanea internazionale e dalle più significative esperienze del teatro della ricerca italiano. In questo contesto si inscrivono anche le iniziative volte a collegare l’Italia all’Europa e alla scena extraeuropea, con i progetti speciali dedicati alla tradizione teatrale delle grandi culture euroasiatiche: la rassegna sulla cultura giapponese e sulla cultura dell’India. Il CRT dedica da sempre anche grande attenzione al mondo della danza, attraverso rassegne realizzate in collaborazione.
Gli archivi del CRT
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storico video
- produzione: Mercadante Teatro Stabile di Napoli

'nzularchia

Testo vincitore della 48 edizione del Premio Riccione per il Teatro

- periodo: dal 27 maggio all'8 giugno 2008
- luogo: Teatro dell'Arte
- autore: Mimmo Borelli
- regia: Carlo Cerciello
- attori: Peppino Mazzotta, Pippo Cangiano, Nino Bruno
- scene: Roberto Crea
- costumi: Antonella Mancuso
- musiche: Paolo Coletta
- disegno luci: Cesare Accetta

Nel buio ossessivamente martoriato da un’affettata oscurità squarciata dai lampi di una casa invasa da rumori e da una muffa che penetra nei corpi, Nzularchia - ovvero itterizia - svolge una sfida al labirinto, ovvero a un luogo d’origine sfigurato e illeggibile, un gioco d’orientamento e disorientamento nell’ansia topografica della mappa per rintracciare il colpevole. L’autore, giovanissimo e forsennato nella sua ambiziosa loquacità da inferno, uno scrittore furibondo, fluviale, forte, già importante, con un’acuta sensibilità linguistica e un coraggio da leone, riesce a muovere le veglie di una inquieta, informe coscienza retroattiva alle prese con un’indagine impossibile, dove l’indiziato è un padre camorrista che toglie la vita ai figli, impedendone la nascita. Testo sul padre-assassino di una società invertebrata e deviante, seducente per il gioco a nascondere di una lingua che incessantemente osa sfidare i suoi inabitabili cul de sac, inseguendo il vorticoso e inane percorso di una identità mai veramente nata: è quella di un figlio che non ha altre armi se non ricomporre la lingua dei padri, barocca, lampeggiante e a tratti violenta, di quella violenza che è “piatto prelibato nel pranzo succulento della vita”.  (Motivazione della giuria del Premio Riccione 2005)

 

E' il dramma della paura. Vite malate di paura, incrociano i loro ricordi e fanno cortocircuito. Il procedimento ricostruttivo della memoria di Gaetano ha bisogno di un testimone immaginario e Gaetano lo trova in Piccerillo, riflesso e vittima dell'asfissia esistenziale di Gaetano e di quella sadomasochista di  Spennacore. La messinscena concentra la sua attenzione sull'analisi introspettiva del protagonista, il suo ambiente è surreale, allucinato come quello dell'inconscio profondo di Gaetano, intento a dar corpo ai suoi fantasmi, a ricostruire il drammatico puzzle della sua esistenza, attanagliata dall'incubo indelebile di quella tragedia, che non lascia scampo a nessuno dei suoi protagonisti.

(Carlo Cerciello)



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