Come! And the day will be ours
- periodo: dal 12 al 23 novembre 1976
- luogo: Salone
- regia: Eugenio Barba
- compagnia: Odin Teatret
- attori: Roberta Carreri, Else Marie Laukvik, Iben Nagel Rasmussen, Tom Fjordefalk, Tage Larsen, Torgeir Wethal
Assistenza musicale di Jan Ferslev, Bombadil. Luce di Knud E. Knudsen
CRT Salone, 12-18 novembre 1976.
I Clowns Nelle scuole e nel quartiere, 15-19 novembre
Film didattici: Vocal Training, Phisical Training, 19 novembre
Incontri di lavoro: Eugenio Barba e i gruppi teatrali lombardi, CRT Salone, 20-21 novembre
Odin teatret, Il Libro delle Danze, CRT Salone, 22-23 novembre 1976
Meeting con gli attori e proiezione del film: L’Odin al Sud, CRT Salone, 23 novembre 1976.
SCHEDA: Il terzo teatro
Esiste, in molti paesi del mondo, un arcipelago teatrale che si è formato in questi ultimi anni, pressoché ignorato, sul quale poco o nulla si riflette,per il quale non si organizzano festival né si scrivono recensioni. Esso sembra costituire l’estremità anonima dei teatri che il mondo della cultura riconosce: da una parte il teatro istituzionale, protetto e sovvenzionato per i valori culturali che sembra tramandar, viva immagine di un confronto creativo con i testi della cultura del passato e del presente, oppure versione "nobile" dell’industria del divertimento. Dall’altra parte il teatro d’avanguardia, sperimentale, di ricerca di una nuova originalità difeso in nome del necessario superamento della tradizione, aperto a ciò che di nuovo avviene fra le arti e la società. Il terzo teatro vive ai margini, spesso fuori o alla periferia dei centri e delle capitali della cultura, un teatro di persone che si definiscono attori, registi, uomini di teatro, quasi sempre senza essere passati per le scuole tradizionali di formazione o per il tradizionale apprendistato teatrale, e che quindi non vengono neppure riconosciuti come professionisti. Ma non sono dilettanti. L’intero giorno è per loro marcato dall’esperienza teatrale, a volte attraverso ciò che chiamano training, o attraverso spettacoli che debbono lottare per trovare il loro pubblico. Secondo i tradizionali metri teatrali, il fenomeno può apparire irrilevante. Da un punto di vista sociologico, però, il terzo teatro lascia pensare. Isole senza contatto l’una con l’altra, in Europa, in America, in Australia, in Giappone, dei giovani si riuniscono e formano gruppi teatrali che si ostinano a resistere. Ma possono sopravvivere soltanto a due condizioni: o salendo a sistemarsi nelle regioni dei teatri riconosciuti, accettando le leggi della domanda e dell’offerta teatrale, con i gusti correnti, con le preferenze degli ideologi politici e culturali, con l’adeguarsi agli ultimi risultati acclamati, oppure riuscendo, per la forza di un lavoro continuo, ad individuare un proprio spazio, cercando di costringere gli altri a rispettare questa diversità. Forse è qui, nel terzo teatro, che è dato di vedere, al di là delle motivazioni a posteriori, ciò che costituisce la materia vivente del teatro, un lontano senso che attira al teatro nuove energie e che- malgrado tutto- lo fa ancora vivo nella nostra società.