Seminari e laboratori
- periodo:
Il 19 ottobre e il 20 novembre 1977
- luogo:
Salone
- regia:
Jerzy Grotowski
- compagnia:
Teatr Laboratorium di Wroclav
Seminari e laboratori diretti da:
Ryszard Cieslak: Acting search
Ludvik Flaszen: Meditazione a voce alta
Stanislaw Scierski: Incontri di lavoro
Theo Spihalski: Esperienze parateatrali
Jerzy Grotowsky non allestisce spettacoli nuovi da nove anni, dall’esperienza decisiva di Apocalypsis cum figuris, ma resta fra le presenze del teatro contemporaneo forse la più inquietante e sovversiva; le sue attività attuali sono probabilmente il frutto più estraneo che sia mai nato dal teatro, anche se non se ne staccano completamente. Scrive Grotowsky in una recente intervista: "Abbiamo rinunciato alla separazione fra sala e scena, ai personaggi (per rivelare la nostra prospettiva personale e fare intervenire quella degli altri), ai costumi, agli accessori, ai teatri, a qualunque nozione di professionismo. Ma quando abbiamo rinunciato a presentare degli spettacoli davanti a degli spettatori, quando siamo stati pronti a fare delle cose imprevedibili, la nozione di spettatore è scomparsa assieme a quella di attore". Ora questo itinerario di ricerca passa per l’Italia. Non tutti i programmi sono definiti, il progetto di massima è quello di una collaborazione biennale con il CRT di Milano. Qui intanto hanno lavorato per un mese ("come rondini in avanscoperta") tre membri del teatro laboratorio di Wroclav: Ryszard Cieslak, Ludwik Flassen e Stanislaw Scierski. Per spiegare modi e obbiettivi del loro lavoro, i primi due mi hanno concesso un colloquio ("non un’intervista, per favore"). Cieslak è il più famoso attore grotowskiano, il protagonista del "Principe Costante" che forse è stato il momento più espressivo, più alto del "teatro povero"; è un uomo sulla trentina, dai tratti massicci e insieme mobili,dominati dagli occhi molto rotondi e penetranti. Flaszen è invece più anziano, una barbetta cordiale e la parola più sciolta. Mi raccontano dei loro procedimenti, che variano dall’uno all’altro. Lavorano con gruppi limitati ma più vasti che in passato, Cieslak parte da esercizi di preparazione "teatrali", ritrovando le possibilità del corpo di ogni partecipante, mentre Flaszen non usa esercizi ma "catalizzatori: suoni, differenti tipi di azioni e interazioni, associazioni". Lo scopo? "Riscoprire il modo d’essere organico proprio a ciascuno","recuperare energie umane addormentate o dimenticate","sviluppare esperienze in cui le possibilità impreviste dell’uomo si rivelino al contatto con gli altri". Sono parole un po’ oscure, almeno per chi non ne ha vissuto l’applicazione concreta, ma che forse si possono intendere così: in ciascuno io è contenuto un "nocciolo creativo", "autentico", più o meno soffocato dalle maschere che tutti indossano nella vita quotidiana. Compito di gruppi e seminari come questi è di sollevare "quasi completamente" le maschere, per insinuare la possibilità di altre forme di comunicazione e di essere. Ma "non siamo dottrinari", "non siamo contro il teatro né contro la vita quotidiana" semmai l’obbiettivo è di trovare un rapporto dinamico fra i soggetti e queste realtà, "come il battito del cuore, contrazione e rilasciamento". Quando faccio notare che questa del "nocciolo creativo" si intona molto alle esigenze di "riappropriazione della creatività" del movimento giovanile, Flaszen mi cita la definizione che Grotowsky ha dato del proprio lavoro come riscoperta del "dominio della cultura attiva", cioè del superamento della situazione in cui la cultura è prodotta solo dagli artisti e consumata dagli altri. La strada alternativa è quella della riscoperta in ciascuno di un momento creativo, anche senza la produzione di opere.
Questo però non vuol dire che per Grotowsky non si possa fare teatro o che la cultura tradizionale non abbia alcun valore. "c’è chi usa il teatro come un pretesto per trovare un altro modo di vita insieme; ma per chi invece ha interesse autentico per il teatro, non fare spettacoli è come fuggire dalle proprie responsabilità". Il discorso si sposta naturalemente a questo punto sulla scelta di Grotowsky di bloccare la sua produzione con Apocalyosis (che si continua a rappresentare "perché ne abbiamo ancora bisogno"). La differenza essenziale, dice Cieslak, è che questo blocco è avvenuto dopo gli spettacoli, con qualcosa alle spalle. Ma il teatro rimane comunque la matrice delle attività di Grotowsky, che sono ancora in relazione dinamica con esso. "ci sono nell’uomo due momenti, quello del gioco e quello della ricerca dell’autenticità, che hanno un rapporto dialettico: lo stesso che intercorre nel nostro lavoro fra attività teatrali e non teatrali". Del resto un altro gruppo del Teatro laboratorio conduce un lavoro (acting therapy), che è una vera e propria preparazione teatrale per attori e persone che lavorano a contatto con altri, come gli insegnanti.
Nella conversazione tocco un ultimo punto, quello delle diffidenze che suscita in molti un certo linguaggio "mistico", certe metafore presenti anche nelle parole dei miei interlocutori, come "vocazione", "uomo incarnato" e così via. La risposta è una difesa del linguaggio per immagini, che "attraversa la pelle, mentre le parole astratte toccano solo l’intelletto"
Ugo Volli ("La Repubblica", 25 Novembre 1977)